Una poltrona per troppi

Tempo di Chet – La versione di Chet Baker (recensione)

Le versioni di Chet Baker (fino a domenica 11 novembre al Teatro comunale di Bolzano) sono una, nessuna e centomila. Una, splendida e struggente, è quella musicale di Paolo Fresu che comunica al pubblico la quintessenza di Chet (pur) suonando brani scritti appositamente da lui e dai suoi sontuosi compagni di viaggio: Dino Rubino al pianoforte e Marco Bardoscia al contrabbasso. Brani che non si limitano a raccontare chet baker ma lo incarnano e lo fanno rivivere.
Centomila sono invece le versioni SU Chet dei “testimoni chiamati a deporre” che si alternano su una poltrona in pelle per raccontarci la vita di Chet Baker sul modello dei documentari televisivi americani. Per intenderci, Continua a leggere

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Così simile, così diverso

La mostra “Plus ça change, plus c’est la même chose” di John Armleder a Museion fino al 6 gennaio.

“Plus ça change, plus c’est la même chose” è una esposizione che Enrico Ghezzi e Marco Giusti potrebbero gradire particolarmente. Perchè John Armleder, non solo presenta in mostra una rassegna di “B movie” che Giusti saprebbe apprezzare adeguatamente, ma anche perchè l’artista elvetico utilizza il” già visto” e lo ricompone trasformandolo in qualcos’altro, perturbando l’originale pur senza snaturarlo. Come Blob, ma con effetti differenti. Continua a leggere

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Come affonda “L’ora di ricevimento” 

Durante l’ora di ricevimento si possono dire tante cose, ma non tutte. A scuola come a teatro. Stefano Massini autore dello spettacolo attualmente in scena al Comunale di Bolzano, ne racconta alcune precise, utili e dettagliate, altre banali e grossolane. Ed è un peccato, perché Massini è davvero bravissimo e il suo successo internazionale è più che meritato, ma “L’ora di ricevimento” ha un improvviso cambio di registro che si fatica a comprendere. Se nella prima parte il protagonista (il professor Ardeche, insegnante di lettere di un liceo della periferia di Tolosa interpretato da un perfetto Fabrizio Bentivoglio) descrive con magnifiche e dettagliate pennellate ogni studente della propria classe, nella seconda parte vanno in scena grossolani cliché che servono a preparare una conclusione.
Il professor Ardeche, timoniere di una scialuppa che ospita 13 alunni undicenni di una scuola della periferia di Tolosa, sa che nell’oceano di paure in cui tutti navigano non ha senso provare a traghettare i suoi studenti verso litorali migliori. Si accontenta di riportarli dove li aveva raccolti, senza perderne nessuno. Il disincanto, la frustrazione e il cinismo di Ardeche sono resi in maniera credibile e divertente mentre Continua a leggere

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Il puntino sulla T (di Testa)

Girare per le sale di un museo e godersi i sorrisi dei visitatori. Non capita spesso ma sta succedendo al Mart grazie alla mostra “Tutti gli ismi di Armando Testa” curata da Gianfranco Maraniello (aperta fino al 15 ottobre).
Una mostra apparentemente facile e profondamente intelligente. Maraniello è, infatti, riuscito a illustrare l’innegabile genio artistico di Armando Testa senza “trucchi”, senza artificiali pomposità. Un Testa “in purezza” che colpisce esattamente dove e come avrebbe voluto il pubblicitario torinese, ovvero attraverso Continua a leggere

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Blindati per allodole

Per comprendere quanto avvenuto ieri riguardo ai blindati al Brennero potrebbe essere utile fare un passo indietro. Era il 9 settembre del 2002 quando in Italia entrava in vigore la legge “Bossi-Fini  fortemente voluta dai due leader della destra italiana che la marchiarono col proprio nome. Una legge che doveva porre fine all'”invasione” dei migranti e riportare la sicurezza nelle strade. Una legge ancora in vigore a quasi quindici anni di distanza. Nel frattempo gli arrivi di immigrati “clandestini” in Italia sono passati dai 23.719 del 2002 ai 181.436 del 2016 (dati Ministero Interno). Ovviamente sarebbe ingiusto scaricare tutte le responsabilità su Umberto Bossi e su Gianfranco Fini, ma forse è utile interrogarsi sulle loro fortune politiche. Tornando alla questione principale, per un quadro completo occorre allargare lo sguardo almeno all’Europa e tornare al 1995, quando è entrato in vigore il trattato di Schengen che, nel tentativo di creare una zona di libera circolazione all’interno dell’Unione Europea, si è trasformato in un accordo di polizia per il rafforzamento delle frontiere esterne. Perchè i paesi che non avessero intensificato i controlli esterni non avrebbero potuto aderire a Schengen. Non a caso, i lavori per il primo muro europeo, quello di Ceuta e Melilla (pagati anche con i soldi dell’Unione Europea) sono iniziati nell’autunno del 1995. (Per dati e contesto si veda qui).

La questione immigrazione si è, però, spesso confusa (più o meno forzatamente) con la questione “terrorismo”. Non è un caso che la legge Bossi Fini sia entrata in vigore esattamente un anno dopo l’11 settembre, giorno del 2001 in cui quattro attacchi suicidi causarono la morte di 2.996 persone. Continua a leggere

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Pigri contro pigri

Vasco Rossi ha 65 anni e le batterie faticano a caricarsi rapidamente. Quest’anno ha, quindi, deciso di concentrare in un unico evento il pubblico che avrebbe raccolto in quattro o cinque concerti negli stadi. Però, come si usa dire: “l’ha fatto per la gioia dei fan”, e, involontariamente, per quella dei giornalisti che con settimane d’anticipo si sono messi all’opera per “eventizzare” il concerto.
Non potevano perdere l’occasione di creare la notizia dell’estate basandosi su un fatto che si sapeva dove, come e quando sarebbe avvenuto. Un “evento” che sarebbe stato descritto e raccontato in ogni dettaglio da migliaia di fans, dal protagonista principale e/o dal suo ufficio stampa e comunque.. viva gli accrediti! (Repubblica, solo per fare un esempio, aveva tre inviati al “Modena Park”)  In sintesi, perché cercare notizie quando te le servono su un piatto d’argento già confezionate?
Ma “l’eventizzazione” Continua a leggere

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“The pride”

Scritto da Alexi Kaye Campbell. Regia di Luca Zingaretti con Luca Zingaretti, Maurizio Lombardi, Valeria Milillo, Alex Cendron.

“Campbell, nel ricordare alla comunità gay che le difficoltà e le lotte dei decenni passati devono trasformarsi nella coscienza di oggi, ritaglia, però, un ruolo speciale e insostituibile alle donne, Lo fa attraverso la creazione di due personaggi femminili (interpretati da un’ottima Valeria Milillo) che possono apparire “frustrati” ma che sanno e mostrano quanto siano importanti le relazione affettive e “la dignità che viene dall’essere ascoltati”.
Bravissimi tutti gli interpreti, Luca Zingaretti lavora di cesello su voce e gestualità per fare dimenticare il commissario Montalbano ma l’interpretazione di Maurizio Lombardi è davvero da “standing ovation”.

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“Smith & Wesson”

Scritto da Alessandro Baricco. Regia di Gabriele Vacis, con Natalino Balasso, Fausto Russo Alesi, Camilla Nigro e Mariella Fabbris. (Da Corriere Trentino e Alto Adige del 10 dicembre)

“Sarà per la scrittura “morbida” di Alessandro Baricco, per la regia affascinante di Gabriele Vacis, o per l’ottima interpretazione degli attori (Natalino Balasso, Fausto Russo Alesi, Camilla Nigro e Mariella Fabbris), ma, in definitiva, lo spettacolo risulta “disinnescato”. Gli spettatori seduti sulle comode poltrone non sono scossi dal minimo brivido. Molti gli applausi, pochi i pensieri”.

 

 

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“Il giardino delle ciliegie”

“Quella messa in scena dal regista Francesco Micheli non è una facile parodia de “Il giardino dei ciliegi”, ma una versione seria anche se un po’ folle.  Per essere ancora più chiari, spesso le “drag queen” sembrano divertirsi sul palcoscenico molto più del pubblico seduto in poltrona, questa volta non è andata così. L’”esibizionismo” era funzionale allo spettacolo”.   (Da “Corriere del Trentino e dell’Alto Adige del 17 dicembre 2016)

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“Wonderland”

Scritto da Damiano Bruè e Nicola Ragone. Regia di Daniele Ciprì, con Gino Carista, Giacomo Civiletti, Stanley Igbokwe, Francesca Inaudi, Lorenzo Lavia, Nicola Nocella, Sara Putignano, Francesco Scimemi, Mauro Spitaleri. Musiche eseguite dal vivo da Stefano Bollani.

“Sono i dialoghi surreali a evidenziare lontananze e solitudini che ci accompagnano e lo fanno meglio dei monologhi declamati dalle finestre che danno su quel cortile che occasionalmente ospita spettatori dotati di binocolo. Il Teatro Stabile ha mostrato grande coraggio a creare questo “Paese delle Meraviglie” e il risultato è godibilissimo, ma come sa benissimo Ciprì: “Quando un uomo che non ha niente da perdere ne conosce un altro con molto da inventare, tutto diventa possibile”. In Wonderland c’è molto, solo che da Ciprì ci si attende tutto”.

 

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