La forza dell’universo di Nathalie Djurberg & Hans Berg

Avvertenza: l’indegno recensore non è riuscito ad arginare l’entusiasmo

Appena varcata la soglia della mostra di Nathalie Djurberg & Hans Berg al Mart di Rovereto (“È come un viaggio nel fango e nella confusione con piccole boccate d’aria“) si crede di essere finiti in una rassegna di cartoni animati “vintage”, di quelli che riempivano i palinsesti serali di Capodistria e della Televisione Svizzera Italiana negli anni Settanta. Ma lentamente, passo dopo passo e sala dopo sala, si viene travolti dall’universo creato dal duo svedese e se ne esce perturbati, scombinati, verrebbe da dire sconvolti . Far comprendere potenza, profondità e suggestioni dell’esposizione non è semplice, probabilmente perché manca l’abitudine. Ci si può provare facendo riferimenti alle saghe letterarie e cinematografiche. Perché Nathalie Djurberg, coadiuvata da Hans Berg, è riuscita a creare un universo narrativo fantastico e inquietante, una sorta di “Signore degli anelli” in versione contemporary art.
I video, le proiezioni e le sculture affondano le unghie nelle viscere di chi guarda rappresentando un’umanità libera da convenzioni ed educazioni. Un’umanità senza freni che ostenta una ricerca del piacere che si potrebbe definire animalesca se non fosse altrettanto evidente che è dominata da precise logiche di potere e di mercato. All’interno di un immaginario infantile (pupazzi animati modellati nella creta) ritroviamo le maschere dei dottori della peste e della commedia dell’arte, il cinema di David Lynch (ma non solo) e moltissima arte classica rivisitata e stravolta.  Il tutto tra sculture di appesantiti volatili che sembrano trovar la forza di spiegare le ali solo per avventarsi sulle prede, mentre si aggirano serpenti capaci unicamente di mangiarsi la coda, uomini bianchi imprigionati dalle proprie paure e corpi femminili deformati, decomposti e massacrati.

Tra le proiezioni e i numerosi video presentati, non se ne possono ricordare almeno due. Nel primo “The Parade of Rituals and Stereotypes” le tradizionali giovani “Lucie” vestite di bianco si trasformano in pochi attimi in militanti del Ku Klux Klan “golosi” di Pepparkakor in versione afro.
Nel secondo, “The mad tea party“, un vecchio cappellaio matto partecipa a festini con playmate e prostituta fino ad essere travolto da una marea marrone. Che il video sia un riferimento al movimento populista di destra del Tea party resta una questione irrisolta. Proprio come gli indovinelli del cappellaio creato da Lewis Carrol, citato ispiratore dell’inquietante universo di Nathalie Djurberg & Hans Berg .

Per una visita non esaustiva della mostra “È come un viaggio nel fango e nella confusione con piccole boccate d’aria” si calcolino almeno due ore, ma quell’universo narrativo vi perseguiterà molto più a lungo.

AL MART FINO AL 27 GENNAIO 2019

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