Pigri contro pigri

Vasco Rossi ha 65 anni e le batterie faticano a caricarsi rapidamente. Quest’anno ha, quindi, deciso di concentrare in un unico evento il pubblico che avrebbe raccolto in quattro o cinque concerti negli stadi. Però, come si usa dire: “l’ha fatto per la gioia dei fan”, e, involontariamente, per quella dei giornalisti che con settimane d’anticipo si sono messi all’opera per “eventizzare” il concerto.
Non potevano perdere l’occasione di creare la notizia dell’estate basandosi su un fatto che si sapeva dove, come e quando sarebbe avvenuto. Un “evento” che sarebbe stato descritto e raccontato in ogni dettaglio da migliaia di fans, dal protagonista principale e/o dal suo ufficio stampa e comunque.. viva gli accrediti! (Repubblica, solo per fare un esempio, aveva tre inviati al “Modena Park”)  In sintesi, perché cercare notizie quando te le servono su un piatto d’argento già confezionate?
Ma “l’eventizzazione” portava un ulteriore vantaggio, la diretta televisiva avrebbe moltiplicato a dismisura la visibilità sui social. Tutti avrebbero potuto dire la propria (?) opinione anche senza raggiungere Modena. In tanti hanno potuto “urlare” sulla propria bacheca il classicissimo “Siamo solo noi” (e il 36% di share), mentre altri hanno preferito dileggiare Vasco in quanto ascoltatori di musica più, “colta”, più “trasgressiva” o più “rock”. Come capita spesso, i passivi hanno massacrato gli attivi, perché l'”umarelizzazione” del Paese è ormai completa e chi il sabato sera resta a casa a guardare il concerto di Vasco e sfoga la propria solitudine sulla tastiera o su uno smartphone, riesce comunque a sentirsi migliore non solo di chi quel concerto lo sta vivendo da sotto a un palco, ma pure dell’assoluto protagonista dell’evento: Vasco Rossi. Sia chiaro, niente di nuovo, è un atteggiamento che viene studiato da tempo, esisteva già prima dei social ed è stato classificato alla fine degli anni Novanta con il nome di “Sindrome d’Alema”.

Ps: Oggi è morto Paolo Villaggio. Ci mancherà, ma intanto due pagine della faticosa edizione del lunedì sono sistemate e chi ha incontrato Villaggio in pescheria nel giugno del 1981 non mancherà di ricordarcelo. Perché gli “umarells” non adorano solo i cantieri, ma anche (e soprattutto) i necrologi.

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