Trenitalia: basta la parola…

Nel primo giorno d’autunno ho lasciato Imola per trasferirmi a Bolzano. Giusto per inciso, per l’occasione è passata a salutarmi anche una giraffa. (Presumo si sia data alla fuga a causa della devastante noia che pervade la cittadina romagnola).
Visto l’orario e la stanchezza ho deciso di togliermi lo sfizio di viaggiare su un Eurostar di Trenitalia. Non lo faccio mai, solitamente utilizzo i treni Db/oebb per recarmi in Alto Adige, più affidabili, comodi e soprattutto silenziosi. Ma nel tardo pomeriggio di quel giorno non ne ho trovati, ho quindi accettato di spendere 39 euro per accomodarmi su un Freccia Argento. Il treno è arrivato a Bologna con circa 50 minuti di ritardo e a Bolzano con circa un’ora. Naturalmente mi sono meravigliato fino ad un certo punto, ma ho voluto verificare se era possibile un minimo di rimborso visto che un’ora di ritardo in un viaggio di due ore e mezza mi sembrava eccessiva.
Una assistente al viaggio di Trenitalia mi ha informato che in caso di ritardo compreso tra 60 e 119 minuti si ha diritto ad una indennità del 25%. Fingo di non sapere che nel resto d’Europa le condizioni sono molto diverse e vado a vedere su internet i dettagli perchè il treno era in ritardo di poco più di un’ora e non sono sicuro che Trenitalia giudichi i ritardi come il sottoscritto. Vado quindi a verificare sul sito della società dove leggo che: “Trascorsi 20 giorni dalla data del viaggio o dalla scadenza dell’abbonamento puoi interrogare direttamente i sistemi informativi Trenitalia per verificare l’ammissibilità o meno del diritto all’indennità”.
Bene i venti giorni sono passati e sono andato a controllare se il mio treno era nella lista di quelli aventi diritto. Sono andato al link indicatomi dal sito e mi si è aperta una pagina completamente sballata, formattata malissimo, con evidenti problemi tecnici, ai limiti della comprensibilità (vedi immagine). Trovo comunque il link al rimborso online ma mi risulta una pagina di errore. Nei giorni successivi riprovo, non trovo ancora la lista dei treni, ma unicamente le modalità di rimborso per chi ha acquistato i biglietti online, che non è il mio caso. Provo quindi ad andare nell’area riservata utilizzando user e pw fornitami da Trenitalia. Mi compare una riga di benvenuto intestata a mio nome ma, ben evidenziata in rosa, la scritta: “Siamo spiacenti, si è verificato un errore. Riprovi piu’ tardi”. Ho riprovato per una settimana con la stessa risposta. Allora ho deciso di scrivere all’indirizzo email di segnalazione dei disservizi indicatomi nella mail di iscrizione all’area clienti di Trenitalia. Ho inviato mail, ma mi è tornata indietro con questo messaggio “La cassetta postale del destinatario è piena e non può accettare messaggi in questo momento. Non verranno effettuati ulteriori tentativi di recapito del messaggio. Effettuare un ulteriore tentativo di invio del messaggio oppure contattare direttamente il destinatario”.
Ricapitolando: il treno Freccia Argento era in ritardo di un’ora, per sapere se ho diritto al rimborso (del 25%) ho dovuto aspettare venti giorni, ma, la pagina con l’elenco dei treni che ne danno diritto non funziona, la mia area riservata nemmeno e l’email di aiuto idem. Diceva Andreotti che esistono due tipi di pazzi: “Quelli che credono di essere Napoleone e quelli che credono di poter risanare le ferrovie dello Stato”. Magari ha ragione, ma se quelli che devono risanare le Ferrovie dello Stato non sanno far funzionare nemmeno i siti internet è più facile che diventino pazzi i clienti di Trenitalia.
Io, ovviamente, nello scendere da Bolzano tornerò ad utilizzare i treni delle ferrovie tedesche o austriache. In attesa di “Italo” mi fido più di “Germano”.


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2 Responses to Trenitalia: basta la parola…

  1. Agide scrive:

    Ma tutto questo, in Italia, non è una cosa normale? Chi aspirava al “paese normale” ora ce l’ha, anzi siamo andati oltre (era D’Alema, se non sbaglio)! Pensa che, per andare a Bologna con l’autobus, su un percorso previsto per 65′ ci arrivi regolarmente con un ritardo che varia dai 15 ai 20 minuti. Tutto regolare (dicono)!
    Massimiliano, in questo paese non si riforma più nulla, nemmeno gli orari dei treni!
    Un salutone dalla “cittadina romagnola”.

  2. Barbara scrive:

    Identica storia. L’alternativa è chiamare il call center esclusivamente a pagamento. E tutto ciò è consentito. Tacitamente autorizzato. Proverò a rivolgermi ad una biglietteria…tanto per rispondere a chi ha la faccia tosta di difendere il sistema che li paga.

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