Il credo di una pecora nera

Applausi convinti e ripetuti hanno salutato Ascanio Celestini al termine di “Pecora Nera – elogio funebre del manicomio elettrico” andato in scena, ieri, al Teatro Comunale di Bolzano. “Pecora nera” è uno spettacolo che ha otto anni di rappresentazioni e si vede. Il ritmo della narrazione è perfetto nonostante l’impressionante rapidità costruita per costringere gli spettatori ad essere coinvolti dalla diversità di Nicola, narratore e narrato ospite del “manicomio elettrico”.
Nicola crede ai marziani, ai “pianeti dei deficienti”, alle “pasticche di pollo”, mangia i ragni e passa per folle. Per questo viene segregato in un manicomio dove è sorvegliato da una suora che crede nei miracoli e nella resurrezioni e che alla sua fede ha dedicato l’intera vita. Nicola esce dall’istituto, sempre e solo con la suora, per comprare unicamente prodotti di qualità, che poi sono quelli della pubblicità, quelli che “ti fanno fare l’amore con il sapore”, gli ovetti con le sorprese che ti fanno credere che Pasqua duri tutto l’anno o la pasta che rende felici le famiglie.
Credere significa “ritenere vera una cosa, avere la persuasione che una cosa sia tale quale appare in sé stessa o quale ci è detta da altri, o quale il nostro sentimento vuole che sia” (Treccani) E’ evidente, quindi, che tutti crediamo in qualcosa e tutti viviamo in base a quel credo, perchè sappiamo che è l’unico modo per essere amati ed accettati. Lo sa anche Nicola, tanto che sostiene che “la religione, il supermercato ed il manicomio fanno parte della stessa azienda”, sono solo reparti suddivisi in base all’originalità del nostro credo.

Massimiliano Boschi

Recensione pubblicata  sul Corriere Alto Adige del   30/3/2013

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