“Anelante”: strampalato e irresistibile (recensione)

foto di F.Mastrella

Rezza e Mastrella non sbagliano un colpo

In “Anelante” Antonio Rezza continua a parlare da solo, ma questa volta lo fa in compagnia di quattro attori (Ivan Bellavista, Manolo Muoio, Chiara A.Perrini, Enzo di Norscia). Urla, salta, gattona, striscia, si spoglia e fa parlar le chiappe. Come i veri folli non riconosce interlocutori perchè sa con chi sta parlando.
Forse non è un caso che uno dei “bersagli” principali dello spettacolo sia Sigmund Freud, gli altri due sono il padre e, soprattutto, la madre: “il candore applicato al sistema”.
Sin dalle prime battute Rezza comincia letteralmente a dare i numeri, crea una “mattematica” irresistibile dove lo strampalato (“che contrasta con il comune modo di pensare ed agire” Treccani) domina e illumina. L’unico vero difetto degli spettacoli della premiata coppia Rezza e Mastrella è la quantità. Sono pochi e durano poco. Solo questo genere di folli è in grado di far implodere luoghi comuni e ipocrisie collettive.
I dieci minuti in cui Rezza parla insieme e “sopra” i suoi attori è una delle rappresentazioni della vita quotidiana dell’Italia di oggi più riuscite di sempre. Tutti “dormiamo a voce alta” ma solo Rezza e Mastrella sembrano accorgersene.
Ottima anche la risposta del pubblico bolzanino che si è molto divertito, in particolare lo sculacciatore sodomita apparso durante la veglia funebre dell’uomo incinta. Si narra sia seguito dai servizi sociali.

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