Come affonda “L’ora di ricevimento” 

Durante l’ora di ricevimento si possono dire tante cose, ma non tutte. A scuola come a teatro. Stefano Massini autore dello spettacolo attualmente in scena al Comunale di Bolzano, ne racconta alcune precise, utili e dettagliate, altre banali e grossolane. Ed è un peccato, perché Massini è davvero bravissimo e il suo successo internazionale è più che meritato, ma “L’ora di ricevimento” ha un improvviso cambio di registro che si fatica a comprendere. Se nella prima parte il protagonista (il professor Ardeche, insegnante di lettere di un liceo della periferia di Tolosa interpretato da un perfetto Fabrizio Bentivoglio) descrive con magnifiche e dettagliate pennellate ogni studente della propria classe, nella seconda parte vanno in scena grossolani cliché che servono a preparare una conclusione.
Il professor Ardeche, timoniere di una scialuppa che ospita 13 alunni undicenni di una scuola della periferia di Tolosa, sa che nell’oceano di paure in cui tutti navigano non ha senso provare a traghettare i suoi studenti verso litorali migliori. Si accontenta di riportarli dove li aveva raccolti, senza perderne nessuno. Il disincanto, la frustrazione e il cinismo di Ardeche sono resi in maniera credibile e divertente mentre la sua derisione dei colleghi entusiasti sfiora la poesia. Purtroppo, però, all’improvviso tutto cambia, i genitori degli alunni che fino a un attimo prima erano preoccupati solo delle “contaminazioni” possibili nella scuola pubblica, dei costi economici e delle illusioni che le lezioni di Ardeche potevano creare nei figli, improvvisamente si ritrovano tutti concordi nell’esigere che i loro bambini vengano portati in gita. Non solo, vogliono che a portarceli sia proprio il professor Ardeche, quello che durante le ore di ricevimento si fa bonariamente beffe di loro.
Una decisione che porta allo scontro su un menu che possa essere accettabile da tutti i genitori, improvvisamente trasformatisi in rappresentanti dei vari fanatismi religiosi. Al termine di una lunga discussione, l’unico piatto presentabile risulta essere un’insalata. Ardeche finisce, però, per condirla con aceto di vino e questo spinge i genitori islamici a chiedere il suo allontanamento.
Non importa sapere quanto questo episodio sia “reale”, gli effetti sono terribili e sprofondano “L’ora di ricevimento” dal grande teatro ai piccoli telegiornali.
Il pubblico può, però, tornare a casa rassicurato, i problemi sono dovuti agli “altri”, ai religiosi fanatici giustamente confinati in periferie senza speranza. Nessuno si interessa alla scialuppa del professor Ardeche e, soprattutto, nessuno disturba chi decide le rotte della nave da crociera su cui siamo comodamente adagiati. Sappiamo benissimo che stiamo girando in tondo in attesa di un qualche approdo possibile, ma tutto è meglio del mare aperto, roba da poveracci sui barconi.

Questa voce è stata pubblicata in Teatro e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.