Dio ride. Di e con Moni Ovadia (Recensione)

A uno sguardo superficiale Dio Ride-Nish Koshe (al Comunale di Bolzano fino al nove dicembre) può apparire come un banale susseguirsi di canzoni yiddish e storielle ebraiche, nemmeno troppo originali. Ma nel caso il problema è negli occhi di chi guarda e non vuole farsi coinvolgere dalla spiritualità umoristica a paradossale di un Moni Ovadia in grande forma.
Un Ovadia che fa salire il pubblico su un bizzarro e persino sgangherato aeroplanino in grado di farci volare, tra impennate e precipizi, sull’essenza della storia umana. Perchè Dio Ride spinge a interrogarci, tra ironia e paradossi, sulle Grandi Domande: Chi siamo, Da dove veniamo e Dove stiamo andando. Il tutto partendo dai fondamentali: la Bibbia, Abramo e un Dio che ride di noi,ma anche di se stesso (e se non può permetterselo lui…)
Solo chi è in movimento si domanda dove sia diretto e solo a chi è in moto si chiede da dove viene. Chi si accuccia impaurito all’ombra di un muro si ritrova a parlare da solo o a interrogare una parete di cemento che non risponde, ma che invita a sbatterci la testa.
Ovadia racconta la storia di un popolo vittima degli stereotipi e dei pregiudizi come nessun altro, un popolo che ha vissuto in esilio per millenni e che, quindi, sa che l’identità è di carta e che le carte di identità non dicono nulla di importante sul suo possessore. Lo mostra attraverso le sue straordinarie “jüdischer Witz”, ma anche utillizzando i testi sacri, come quando cita le parole di Dio tratte dal Levitico (25,23) “Le terre non si potranno vendere per sempre, perché la terra è mia e voi siete presso di me come stranieri e ospiti”. E per farcelo comprendere ancora meglio, dopo aver attraversato per 95 minuti la cultura ebraica tipica dell’Europa centro-orientale, Ovadia conclude lo spettacolo togliendosi la Kippah e indossando la Kefiah per cantare in arabo invece che in Yiddish.
Gran parte del pubblico di Bolzano ha apprezzato, altrove molto meno. Ma il teatro è fatto così. Chi non ama interrogarsi e preferisce le banali certezze della quotidianità non faticherà a trovare muri più sicuri e banali sotto cui accucciarsi.

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