“Prima assoluta al teatro comunale di Bolzano!”

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“Prima assoluta al teatro comunale di Bolzano!”. E’ un titolo o una recensione? “Molière: la recita di Versailles”, prima produzione del Teatro Stabile di Bolzano sotto la direzione di Walter Zambaldi, è finalmente andato in scena, con tanto di istruzioni per l’uso e la “promessa” di errori e imperfezioni di cui poter ridere e godere. Le istruzioni sono servite e le promesse mantenute? In parte, perché lo spettacolo di Paolo Rossi, Stefano Massini e Giampiero Solari è ricco ma probabilmente fin troppo ben “confezionato”.

Si gioca con Molière (“Il Misantropo” e il “Tartufo”), con il Re Sole e le sue deiezioni non filosofiche, c’è ironia e autoironia, si sfotte bonariamente il pubblico ma nemmeno troppo. Insomma, ad oggi è una “piccola abbuffata”, un buffet molto vario e ben presentato che può lasciar soddisfatti se non ci si aspettano “orge pantagrueliche”. Pizzette e torte salate, si sa, van via in un baleno, ma le gallette di riso restano lì, in bella mostra, e il pubblico rischia di andar via con un pizzico di appetito insoddisfatto.
E’ vero, il menu è molto vario, c’è il già citato Molière, la commedia dell’arte, un pizzico di musical, il “Paolo Rossi style” e satira quanto basta. Si ride e si applaude, ma tutto fila via troppo liscio. Era stata promesso la “vita” con le sue imperfezioni e gli “accidenti” che l’avrebbero reso pulsante e intenso, invece è sembrata mancare l’armonia tra “chi ci è” e “chi ci fa”, mentre i cavalli di razza che galoppavano a briglia sciolta finivano per incespicare nelle altrui briglie.

E’ inevitabile che l’intesa tra Paolo Rossi e Lucia Vasini funzioni a meraviglia, visti i lunghi anni di convivenza anche extra palcoscenico, ma rischia di mandare fuori giri lo spettacolo se gli altri restano imprigionati nei loro ruoli e in una certa timidezza.
In conclusione, “buona la prima” ma, forse, sarebbe auspicabile che si lasciassero andare tutti un po’ di più, non basta il copione in mano per “svelare l’inganno”, si provochi il capocomico, si irriti il regista e si stupisca il pubblico. Non confortateci nelle nostre abitudini, oiseau!

Recensione uscita sul “Corriere del Trentino” e sul “Corriere dell’Alto Adige” del 7 novembre 2015

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