Una poltrona per troppi

Tempo di Chet – La versione di Chet Baker (recensione)

Le versioni di Chet Baker (fino a domenica 11 novembre al Teatro comunale di Bolzano) sono una, nessuna e centomila. Una, splendida e struggente, è quella musicale di Paolo Fresu che comunica al pubblico la quintessenza di Chet (pur) suonando brani scritti appositamente da lui e dai suoi sontuosi compagni di viaggio: Dino Rubino al pianoforte e Marco Bardoscia al contrabbasso. Brani che non si limitano a raccontare chet baker ma lo incarnano e lo fanno rivivere.
Centomila sono invece le versioni SU Chet dei “testimoni chiamati a deporre” che si alternano su una poltrona in pelle per raccontarci la vita di Chet Baker sul modello dei documentari televisivi americani. Per intenderci, quelli con la processione di personaggi che hanno conosciuto il mito da vicino, alternati a a materiale di archivio che sul palcoscenico di Bolzano vengono “interpretati” dando finalmente spazio a un po’ di teatro.
Perche tutte le testimonianze, anche quelle non aneddotiche, non sono minimamente in grado di raccontarci genialità e sofferenza di Chet, caratteristiche che Fresu, in contemporanea, continua a rendere vive con la sua tromba rimarcando la differenza con il resto del palcoscenico. Quei testimoni, invece, anche quando credibili, finiscono per non dirci nulla di importante su Baker, trasformando il tutto in una sorta di “Un giorno in pretura” privato del suo punto di forza: l’umanità vera. Proprio quella che il teatro può rendere in maniera unica e che solo alcuni passaggi dello spettacolo hanno accennato. Momenti che si spera possano crescere e tracimare fino a far rotolare fuori dal palcoscenico quella inutile poltrona da “testimoni” .
Mb

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